Sembrava impossibile, quando abbiamo cominciato.
Eppure noi avevamo un sogno: coltivare frutta, verdura e legumi per portare vitamine e proteine sulle tavole dei ragazzi e delle ragazze delle nostre scuole.
Oggi, 10 febbraio, siamo tornati ad Archer Post, alla UASO Girls School, per rivedere uno dei primi campi coltivati dopo la costruzione del pozzo.
Ed è qualcosa che lascia senza parole: intorno, terra secca, spazi immensi, chilometri e chilometri di savana polverosa. Poi, all’improvviso, una striscia di verde rigoglioso: filari ordinati, foglie grandi, orti pieni. Un colpo d’occhio impressionante.
Ma dietro quel verde non c’è magia. C’è cura. C’è lavoro quotidiano. C’è qualcuno che ogni giorno annaffia, sistema, osserva, aspetta. E ricomincia.
Quello degli orti non è un progetto semplicemente bello da vedere. È un progetto che serve. È cibo, salute, apprendimento. È una scuola intera che cresce insieme a ciò che coltiva.
È un orto, certo. Ma è soprattutto qualcosa che mette radici. Perché qui non si coltiva solo la terra: si coltiva autonomia.
Un grazie speciale anche al nostro volontario agronomo Tati, che ha portato fin qui la sua competenza, aiutandoci a trasformare un sogno in qualcosa di concreto.













